IL RISCHIO NEL PENSIERO ECONOMICO

IL RISCHIO NEL PENSIERO ECONOMICO

Per loro natura tutte le attività economiche sono volte al futuro e pertanto sicché il futuro è incerto saranno incerti inevitabilmente i futuri risultati dell’attività economica. 

Il Rischio accompagna quindi la maggiore parte delle attività economiche di un Paese. 

Il concetto di “rischio” nasce proprio nell’economia sin dalla nascita delle prime teorie economiche che ci hanno portato ai giorni nostri.

Gli psicologi intendono che il “rischio” sia definibile come un atteggiamento dell’individuo avverso al futuro incerto in quanto dall’incertezza ne deriva un comportamento le cui decisioni sono spesso irrazionali e non invece razionali. Precisano quindi che gli individui di un’economia sono per loro natura avversi al rischio.

Questa distinzione tra operatori avversi al rischio e non, permette di definire già da se un’economia che prospera da un’economia che non lo potrà mai fare, secondo una congettura Malthusiana, per il semplice eccesso di sproporzionalità tra operatori avversi al rischio rispetto agli operatori che investono nel futuro, ossia coloro che rischiano. 

Fu l’economista John Maynard Keynes dei primi anni venti del 900, a scrivere nella sua teoria generale (the General Theory of Employment, Interest and Money - 1936) nella parte che dedica alla necessità di una politica monetaria attiva (ripercorrendo ed accentuando le tesi di Alfred Marshall e Pigou) a scrivere testuali parole anche riportate nello splendido libro “il mercato nel pensiero economico” (Ingrao e Ranchetti): 

Tenendo presente che il contesto ove si muovono imprenditori, uomini di affari, consumatori pubblico ed investitori è dominato da una profonda incertezza sul futuro ”il fine dell’intervento del Governo non deve essere tanto quello di imporre alla realtà del mercato capitalistico le regole della concorrenza perfetta come proposto dai marginalisti e dai neoclassici, ma piuttosto quello di sfruttare il carattere del capitalismo facendo appello al profondo istinto degli individui di fare quattrini e di amare i quattrini, come principale forza motrice della macchina economica, l’intervento del Governo ha il compito di migliorare la tecnica del capitalismo moderno”.... 

Gli studi degli economisti sono stati quindi rivolti al mercato del rischio ovvero al mercato dell’assicurazione che rappresenta un importante settore dell’economia nel quale gli individui comperano sicurezza contro il rischio finanziario derivante da eventi futuri incerti come possono essere malattie, incidenti e altre disavventure attraverso la stipula della polizza assicurativa pagando il premio in cambio del quale si riceve la promessa che saranno effettuati alcuni pagamenti a suo favore se l’evento contro il quale si è assicurato si verifica. 

Sul punto gli economisti hanno identificato due problemi che limitano l’uso dell’assicurazione come Strumento per gestire il rischio che sono: la selezione avversa e il rischio morale (moral hazard)  che è la condizione in cui un soggetto, potendo contare sulla tutela contro un determinato rischio (evento futuro incerto) opera prestando minore attenzione ad evitare che l’evento rischioso si concretizzi e quindi assume comportamenti più rischiosi o addirittura ne provoca la manifestazione dell’evento assicurato.

Oggi per “rischio” si intende la possibilità che si verifichi un evento futuro incerto e sfavorevole.

Più precisamente il termine rischio indica la variabilità dei possibili eventi futuri che per un’impresa (o imprenditore) possono essere gestiti con il “risk management” (rischio crisi, rischio illiquidità, rischio settore, rischio mercato, rischio operativo, rischio tecnologico etc....).

 


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