Credito d’imposta per Euroritenuta?

Il 3 Giugno 2003 il Consiglio della Unione Europea ha inserito una clausola anti-abuso sui rischi di doppia non imposizione in materia di interessi, dando luce alla Direttiva sul Risparmio n°48/2003 che ha poi trovato maggiore enfasi dalla Direttiva sulla Cooperazione Amministrativa n°16/2011 partita da un principio fondamentale accordato dai Capi di Stato ad unanimità nel Consiglio Europeo del 19 e 20 Giugno 2000 “allargare lo scambio delle informazioni tra i Paesi membri UE in linea con gli sviluppi internazionali” ed allargando la discussione con Stati Uniti, Svizzera, Andorra, Montecarlo, Liechtenstein, San Marino e territori associati; Antille Olandesi, Aruba, Anguilla, Jersey, Guernsey, BVI, Isole di Man, Cayman, Montserrat, Turks e Caicos.

Il 1° Luglio 2005 entra in vigore la Euroritenuta in Svizzera. La Direttiva sul risparmio da una definizione di pagamento di interessi (art.6 a, b, c, d) da assoggettare a tassazione (euroritenuta).

In particolare, sugli interessi percepiti dai clienti “beneficial owner” (art.2), che sono residenti in UE viene applicata una ritenuta alla fonte (euro ritenuta) dal “paying agent” (art.4 par.1) e pagata dallo Stato della fonte che incassa in prima istanza la ritenuta per poi essere versata per una quota pari al 75% allo Stato di residenza del beneficiario economico.

Lo scambio automatico delle informazioni concernenti i pagamenti di interessi per i quali è stata applicata la “euro ritenuta” (art. 9 della Direttiva sul Risparmio) dispone che il “paying agent” deve comunicare per mezzo dell’autorità competente interna all’autorità competente estera del Paese UE, una lista di informazioni sugli interessi pagati al cliente ivi residente nel Paese UE.

Queste informazioni, sono obbligatoriamente comunicate allo Stato di residenza annualmente nei sei mesi successivi al periodo d’imposta oggetto di applicazione della euroritenuta.

Conclusione:

La Legge 193/2016 precisa all’articolo 7 che nella procedura di collaborazione volontaria non è ammesso il riconoscimento del diritto di compensazione per le imposte assolte all’estero. Sul punto l’articolo 165 comma 8 del T.U.I.R. dispone chiaramente che la detrazione d’imposta non spetta in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all’estero nella dichiarazione presentata (omesso quadro RW).

Osservazione:
Se parliamo di “tax compliance” e di rapporto leale tra contribuente e amministrazione, ci pare utile osservare come per effetto di una Direttiva UE sin dal 2010 sono stati incassati dallo Stato di residenza (Italia) proventi di “euroritenute” per mezzo di conti correnti in violazione di disposizioni fiscali interne (omessa o infedele dichiarazione) che costituivano l’oggetto del reato tributario per i quali si dovrebbe aderire alla Legge sulla Voluntary Disclosure al fine di sanare le violazioni di natura tributaria. Questo parrebbe pienamente in contrasto con la normativa antiriciclaggio e di conseguenza tale condotta non dovrebbe legittimare l’Agenzia delle Entrate a disconoscere le Euroritenute subite dal contribuente.


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