Richieste di gruppo: Caso Olanda-Svizzera

La Corte Federale Svizzera con pronuncia del 24.9.2015 ha aperto una tendenza retroattiva allo scambio di informazioni di rilevanza fiscale ante data di firma del trattato SOLO quando le informazioni sono fiscalmente rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale del Paese richiedente. Questo conferma il forte trend di trasparenza fiscale, cooperazione tra Autorità competenti per la lotta all’evasione/sottrazione fiscale e l’applicazione “allargata” dell’articolo 26 par.5 del modello OCSE con la Legge nazionale sull’assistenza amministrativa in materia fiscale.

Il caso Olanda-Svizzera (cenni)

La richiesta amministrativa in materia fiscale del 13 Giugno 2013 avanzata dall’Amministrazione fiscale Olandese nei confronti dell’Amministrazione Federale delle Contribuzioni Svizzera riguardava la conoscibilità dei nomi di soci (beneficiari economici) di due entità di diritto Svizzero e se il soggetto residente in Olanda (persona fisica) era direttamente o indirettamente il socio delle società indicate nella richiesta anche attraverso una società di diritto Olandese indicata.

La problematica fiscale dell’amministrazione Olandese è quella di comprendere l’esistenza o meno di un’interposizione soggettiva “fittizia”da Paesi Black List e comprendere se i costi black list sostenuti dalla Società di diritto Olandese sono meritevoli di deduzione fiscale dalla base imponibile della Società. Il sospetto ricadeva su una persona fisica residente in Olanda che sottraeva il Profitto della società Olandese per mezzo diretto o indiretto di conti correnti bancari i cui schermi erano le due società di diritto Svizzero indicate nella richiesta.

In prima istanza la Corte Federale Amministrativa con Sentenza 7/10/2014 ha argomentato in quattro punti: 1) una entità era già sciolta e non più esistente nel diritto Svizzero al giorno della richiesta; 2) secondo la legge nazionale non si potevano fornire informazioni relative a soggetti che non riguardavano la richiesta stessa eccependo in questo modo la contrarietà ed il contrasto al principio di buona fede della richiesta; 3) l’amministrazione Olandese non aveva specificato la base giuridica legale dei dati forniti argomentando in maniera sommaria che trattandosi di soggetti residenti in Olanda (persona fisica e società) ed ivi fiscalmente residenti, i dati dei soggetti potevano corrispondere ai requisiti richiesti sia dall’accordo convenzionale sia a quelli richiesti della Legge nazionale Svizzera sull’assistenza amministrativa in materia fiscale (LAAF); 4) le informazioni verosimilmente rilevanti devono seguire scrupolosamente l’articolo 26 del commentario OCSE.

Seppur le relazioni tra i soggetti di diritto Svizzero ed i soggetti di diritto Olandese erano sufficientemente evidenziate, è stato ritenuto in prima battuta che tutte le informazioni richieste non potevano essere trasmesse prioritariamente alla data del 1 Marzo 2010 (data di entrata in vigore del trattato art. 29 par.2).

Il 24 settembre 2015 la Corte Superiore Federale Svizzera ha ribaltato la sentenza della Corte Federale Amministrativa. La pronuncia: nonostante la richiesta di gruppo fosse inizialmente rigettata, le informazioni riguardanti la persona giuridica o la società sulla quale viene esercitato il controllo economico (da parte di un’amministrazione fiscale estera richiedente), ancorché antecedenti all’entrata in vigore dell’accordo vanno qualificate come verosimilmente rilevanti ai sensi dell’art. 26 cpv. 1 CDI Svizzera Olanda e quindi formare oggetto dello scambio informazioni.


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