ESTEROVESTIZIONE – INTERPOSTA PERSONA – INTESTAZIONI FIDUCIARIE

L’approccio di sintesi per i patrimoni offshore in VD Bis

Monitoraggio fiscale DL n.167/1990

Art. 5-quater – comma 4 
“….4. Ai soli fini della procedura di collaborazione volontaria, per la determinazione dei periodi d’imposta per i quali non sono scaduti i termini di accertamento, non si applica il raddoppio dei termini di cui all’articolo 12, comma 2-bis e 2-ter, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, qualora ricorrano congiuntamente le condizioni previste dall’articolo 5-quinquies, commi 4, primo periodo, lettera c), 5 e 7 del presente decreto. ….”.

Diversamente dalle situazioni in cui i conti sono direttamente intestati ai beneficiari effettivi. Le differenti situazioni giuridiche possono presentare le fattispecie di “esterovestizione” “interposizione fittizia” o “abuso del diritto” le quali possono quindi determinare effetti diversi (trattamenti differenti) sotto il profilo degli aspetti fiscali e sanzionatori premiali alla luce del regime sanzionatorio introdotto con la Legge 196/2016 (VD Bis).

 

Esterovestizione

Possono presentare la richiesta di collaborazione volontaria anche le società semplici, enti non commerciali, trust e societàche, pur in mancanza del requisito formale dell’ubicazione della sede legale in Italia, hanno, di fatto, avuto la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

Come era previsto con la Legge 186 del 15 dicembre 2014, permangono le possibili auto-qualificazioni da parte dell’istante relativamente alle problematiche della “esterovestizione” che tipicamente potrebbe riguardare i Trust.

Interposizione fittizia

Circolare 99/E del 4 dicembre 2001

Possono avvalersi della procedura anche i contribuenti che detengono attività all’estero senza esserne formalmente intestatario avendo fatto ricorso a interposta persona o intestazioni fiduciarie.

“Relativamente alla nozione di “interposta persona”, si fa presente che la questione non può essere risolta in modo generalizzato, essendo direttamente connessa alle caratteristiche e alle modalità organizzative del soggetto interposto.

A titolo esemplificativo, si ritiene che debba essere considerato soggetto interposto una società localizzata in un Paese avente fiscalità privilegiata, non soggetta ad alcun obbligo di tenuta delle scritture contabili, in relazione alla quale lo schermo societario appare meramente formale e ben si può sostenere che la titolarità dei beni intestati alla società spetti in realtà al socio che effettui il rimpatrio.

Analogamente, a titolo meramente esemplificativo, si deve ritenere soggetto interposto un trust revocabile (per cui il titolare va identificato nel disponente o settlor) ovvero un trust non discrezionale, nei casi in cui il titolare può essere identificato nel beneficiario”.

Abuso del diritto

Con il D.Lgs 5 agosto 2015 n°128  (“Decreto Certezza del Diritto“) viene introdotto nella Legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) l’articolo 10-bis comma 13 (Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale) e come effetto conseguente abrogato l’articolo 37-bis 600/73 (norma generale antiabuso) che era la unica norma in tema di elusione. In breveper quanto attiene alle operazioni di “Abuso del diritto”. Infatti, l’articolo 10-bis c.13 stabilisce per la prima volta la “irrilevanza penale delle operazioni abusive” (prima chiamate operazioni “elusive” o di “abuso del diritto”), depenalizzando quindi tutte le operazioni contestate dalla Amministrazione finanziaria aventi vantaggi fiscali indebiti (o vantaggi contrari alle finalità delle norme). Questo è stato un importante passo avanti verso una certezza, infatti il termine “ABUSO” come delineato nella giurisprudenza, creava enormi incertezze applicative e rendeva incerte le regole di comportamento degli operatori.

L’accesso alla procedura di regolarizzazione

Circolare n. 10/E del 13 marzo 2015

  • non è necessario che il soggetto sia fiscalmente residente nel territorio dello Stato al momento della presentazione della richiesta, ma è sufficiente che lo fosse almeno in uno dei periodi d’imposta per i quali è attivabile la procedura;
  • possono presentare la richiesta di collaborazione anche le persone fisiche che, pur non essendo iscritti alla anagrafe della popolazione residente (AIRE) abbiano, di fatto, fissato il proprio domicilio o la residenza ai sensi del codice civile nel territorio italiano per la maggior parte del periodo d’imposta;

È estremamente rilevante, sia per gli investimenti che per le attività finanziarie, determinare con esattezza, anche ai fini degli effetti premiali conseguenti al perfezionamento della procedura, il paese nel quale questi erano illecitamente detenuti (fino al periodo d’imposta 2012 rileva la detenzione al termine di ciascun periodo d ’imposta, per il 2013 la detenzione nel corso del periodo d’imposta).

Il principio generale valorizza la localizzazione dell’attività ove è ubicata la stessa. Qualora, però, venga utilizzato un veicolo per garantire l’occultamento della reale disponibilità, la sede di quest’ultimo che determina il paese di detenzione dell’attività. Pertanto, anche in presenza di una detenzione effettiva  dell’attività presso un paese collaborativo, quello che rileva ai fini del regime applicabile è lo stato in cui ha sede il veicolo interposto. Tale criterio generale non opera però in tutte le ipotesi in cui la localizzazione dell’attività sia stata già idonea a garantire l’occultamento al fisco italiano della reale detenzione.


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