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La verità è figlia del tempo ma come diceva Lucio Anneo Seneca “non c’è nessun vento favorevole per un marinaio che non sa in che porto approdare”.

 


Il potere ispettivo del socio non amministratore prescinde completamente dalla circostanza che la società sia dotata o meno di collegio sindacale

Il diritto di ispezione da parte del socio e l’esercizio dell’azione di responsabilità è stata confermata dalla relazione illustrativa alla riforma del diritto societario (d.lgs. 6/2003), secondo cui è proprio dal diritto del socio di accesso ai libri e alle scritture contabili che deriva coerentemente il “potere di ciascun socio di promuovere l’azione sociale di responsabilità e di chiedere con essa la provvisoria revoca giudiziale dell’amministratore in caso di gravi irregolarità”.

La VI sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 47307 del 27 settembre 2016 ha confermato la condanna dell’amministratore di una S.r.l. per aver ostacolato il controllo e la verifica delle informazioni relative alla gestione della società da parte di un socio che ne aveva fatto richiesta.  In altre parole, l’amministratore di s.r.l. che impedisce al socio non amministratore di accedere agli atti relativi all’amministrazione e alla gestione della società risponde del reato di “impedito controllo” previsto all’art. 2625 c.c. 

La Corte ha dato opportuno rilievo al diritto di consultazione del socio che non partecipa all’amministrazione della s.r.l. di ottenere dai membri del consiglio di amministrazione notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare – anche tramite professionisti di loro fiducia – i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione. La Corte in particolare sottolinea l’importanza dell’art. 2476, co. 2 C.C., attraverso il quale l’intestatario di una quota della s.r.l. che non ricopra funzioni di gestione e quindi di amministrazione della società, rimane pur sempre titolare di un vero e proprio diritto potestativo ovvero quello di avere pieno accesso a tutti gli atti concernenti l’amministrazione della società.

La norma dell’art. 2476, co. 2, c.c. ricomprende tanto il diritto dei soci di ottenere dagli amministratori informazioni sulla gestione (informazioni sull’andamento degli affari societari, le informazioni su particolari operazioni intraprese o da intraprendere), quanto il diritto di consultare i libri contabili e i documenti sociali. Infatti, il diritto di consultazione si estende a tutti i libri sociali obbligatori (es. libro dei verbali delle decisioni dei soci, verbali delle adunanze degli amministratori, il libro dei verbali delle riunioni del collegio sindacale etc.) ed anche ai documenti relativi all’amministrazione, ivi incluse le scritture contabili e tutti i contratti e gli accordi sottoscritti dalla società.

Dal punto di vista pratico, è opportuno rilevare che la consultazione della documentazione contabile della società può essere affidata ad un professionista incaricato dal Socio che, al pari del socio ha piena facoltà di estrarre copia a proprie spese dei libri e della documentazione consultabile senza alcun limite se non quello della buona fede. In buona sostanza, chi è socio di una S.r.l. può ottenere informazioni e dati amministrativo-contabili dagli amministratori in qualsiasi momento durante l’esercizio sociale ed a prescindere dalla titolarità di una quota qualificata o meno ovvero “indipendentemente dalla quota sociale detenuta”. 

Non sono previsti limiti legali in merito all’esercizio del diritto del socio non amministratore se non che la richiesta da parte di quest’ultimo avvenga in buona fede e non sia assidue in quanto sarebbe di particolare intralcio per la gestione. 

La Suprema Corte con riferimento alla operatività dell’esercizio del diritto di controllo come riconosciuto al socio non amministratore ai sensi dell’art. 2476, co. 2, c.c. ha reso ancora più debole la tesi secondo cui detto diritto potrebbe essere oggetto di restrizioni quando la S.r.l. è in presenza di un organo di controllo. 

Tesi difensiva dell’amministratore secondo cui il reato di impedito controllo non sarebbe integrabile nel caso in cui la società sia dotata di un collegio sindacale, in quanto in tal caso il socio avrebbe la possibilità di rivolgersi a detto collegio per ottenere l’accesso a tutta la documentazione richiesta all’amministratore. 

Pienamente contrario il nuovo orientamento della Suprema Corte. Tale obiezione è stata infatti disattesa dai Giudici della Cassazione, secondo i quali “il potere ispettivo del socio non amministratore prescinde completamente dalla circostanza che la società sia dotata o meno di collegio sindacale” con la conseguenza che il diritto del socio di poter consultare i documenti relativi alla contabilità ed altri libri sociali ha carattere inderogabile, anche se la S.r.l. è in presenza dell’organo di controllo.

Ancor più interessante è che Secondo I Giudici della Corte, in materia di società a responsabilità limitata, non è richiesta l’esistenza di un organo di controllo interno (i.e. collegio sindacale) proprio perché a ciascuno socio è affidato il diritto di esercitare un controllo penetrante sull’operato degli amministratori, quale efficace strumento a tutela della corretta gestione della società. 

A parere nostro, questa forte affermazione sostanzia maggiormente l’importanza sottesa nella norma dell’articolo 2475 del C.C. secondo cui “salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo l’amministrazione  della società è affidata ad uno o più soci nominati con decisione dei soci presa ai sensi dell’articolo 2479 C.C.”

In conclusione, la sentenza n. 47307/2016 conferma la particolare rilevanza assunta dall’art. 2476, co. 2, c.c. per la corretta governance delle s.r.l.: non soltanto perché consente ai soci di esercitare un controllo diffuso sull’operato degli amministratori – grazie alla possibilità di ottenere notizie dagli amministratori in merito allo svolgimento degli affari sociali e di procedere ad una diretta ispezione dei libri sociali –, ma anche perché l’inosservanza del diritto da parte degli amministratori legittima il singolo socio a promuovere l’azione di responsabilità nei confronti dei membri che compongono l’organo amministrativo (ex art. 2476, co. 3, c.c.). 

 

Specularmente, nei casi di crisi o di uno stato di insolvenza, questo nuovo orientamento della Suprema Corte porta ad un ragionamento direttamente-inverso ovvero che, relativamente alla condotta del socio non amministratore che non esercita detto “diritto inderogabile” alla luce di comprovati atti di ingerenza nella gestione della S.r.l. da parte del Socio non amministratore di diritto, la responsabile solidale del Socio ex art. 2476 comma 7 secondo periodo del C.C. sarà anche sostenibile dalla palese e seriale negligenza ed incuranza al mancato esercizio dei propri diritti di socio che così facendo ha lasciato che fossero compiuti quegli atti da parte dell’organo amministrativo che hanno cagionato un danno ai creditori sociali.


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